Non sono mai contento delle mie foto, c’è sempre qualcosa che non funziona…

Io sono un fotografo e sono molto fiero di essere un fotografo, non sono un artista anzi non ci tengo a passare per artista. Sono solo un testimone di quello che vedo.

Bisogna sempre prevedere quello che sta per succedere, non sempre ci si riesce, in modo di essere pronti a scattare nel momento, così detto, momento decisivo. 

Non sono mai contento delle mie foto, c’è sempre qualcosa che non funziona…

Gianni Berengo Gardin, www.youtube.com/watch?v=2IZfMqdX118

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nuovo promo — nuovo corso di fotografia — a Fano — dal 20 gennaio 2011 

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Watch on posterous

Dalle basi della fotografia tradizionale alle più moderne tecnologie digitali, dando importanza all’educazione visiva ed alle esercitazioni pratiche, partendo da un livello base comprensibile a tutti. 

Il corso, giunto alla sua XV edizione e della durata di dieci lezioni, sarà tenuto da Stefano Bramucci, ed avrà luogo a FANO (centro), il giovedì (21-22.30) a partire dal 20 gennaio 2011. 

Il programma comprende:

• fotografia notturna 
• escursione naturalistica 
• foto di studio con modelle 
• fotoritocco (Photoshop/GIMP) 
• camera chiara

Per informazioni ed iscrizioni:

mail: scuoladifotografia@gmail.com 
facebook: www.facebook.com/bramucci
youtube: youtube.com/scuoladifotografia1
cell. : 338.34.12.643

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Lo sguardo di Barthes «una foto può essere l’oggetto di tre pratiche (o tre emozioni, o tre intenzioni): fare, subire, guardare»

La fotografia, nella sua interezza, mi anima e si fa animare, eppure nello spectrum assume la morte in modi differenti. Barthes, infatti, ritiene che ci siano due possibilità per qualificare la foto: la foto differenziale, che descrive oggettualmente, rimandando a un’identità in cui consiste la differenza del soggetto rispetto ad altri; la foto essenziale che è “la scienza impossibile dell’essere unico”. Quest’ultima coglie del referente, dello spectrum, la sua verità: l’aria. L’aria è espressione della verità del soggetto fotografato. Nonostante non sia che un sentire che invade lo spectator, attraverso un dettaglio che apre una ferita -entrata principale di questa verità-, è un elemento che continua a essere legato all’evidenza, alla totalità del fotografato: mentre mi fa giungere alla verità del soggetto fotografato, facendomelo riconoscere, mi dice di più ovvero che il soggetto non può essere scomposto. Non soltanto non può essere colto per differenze, dunque, ma il tentativo di guardare in profondità la verità unica della sua essenza non mi fa scoprire niente di più, nient’altro che una foto che si sgrana.

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